sabato 8 luglio 2017

Tutto Nasce Dalle Stelle - Episodio 2



 TUTTO NASCE DALLE STELLE
EPISODIO 2

Walt Disney diceva “Se puoi sognarlo, puoi farlo”. I sogni non sono altro che realtà che aspetta le giuste azioni per realizzarsi e solo se non agiamo restano tali. In quel periodo pensavo che essere felice fosse un sogno, e solo adesso mi rendo conto che non esiste sogno sufficientemente fantasioso per non realizzarsi, e non esiste sbaglio peggiore che credere che i nostri sogni siano irrealizzabili. Semplicemente molte volte siamo troppo timidi e paurosi per voler vedere i nostri sogni realtà, solo che non ce ne rendiamo conto. Dobbiamo avere il coraggio di confermare i nostri sogni, attraverso le nostre azioni, se necessario.

«De Martis!» mi strilla il professore
«Ancora a distrarti, ma com’è possibile? Oh, suppongo che tu possa farlo perché hai studiato. Dì un po’ genio, come si ottiene un sale?»
Ci penso un attimo. «Beh, un sale si ottiene come reazione tra un acido e una base» rispondo io. Questa volta era facile, e per un colpo di fortuna la campanella squillò prima che potesse farmi un’altra domanda.
Arrivò dunque letteratura, una delle materie più odiate dal partito perché la considerava inutile. Ironicamente però il partito apprezzava una certa complessità di linguaggio, così come amava parlare di politica, ideologia, di purezza e cose simili. Ma tra la tecnologia e le parole preferiva la tecnologia, e come se la preferiva (aveva una casta di ricercatori il cui compito era trovare nuovi sistemi per controllare le persone, ma il problema è che sono considerati a un livello sociale superiore ai cittadini, forse perché erano castrati con qualche diavoleria). Ma il Professor Robin era diverso: Si separò dalla moglie quando ella venne reclutata dal partito e ovviamente le immisero i programmi psichici, che a quanto sembra, hanno fatto si che lo lasciò. Quei programmi estirpano ciò che ci rende umani, e questo fatto ne è una prova. Comunque sia, il Prof. Robin era una delle persone più gentili e umane che esistevano nell’epoca in cui l’affetto e l’amore venivano disprezzati.
«Ciao ragazzi» ci dice. Non ci fa fare il saluto. È norma che dinnanzi all’autorità facciamo il saluto toccandoci la gola con entrambe le mani e recitando  “Scientia perfectionis est”, ma lui è l’unico professore che non ci faceva fare questa prassi anzi, la odiava.
Ci dice di prendere i libri e di iniziare a leggere.
«Mi scusi professore» Dice Minny «Oggi ho scordato il libro di letteratura» disse desolata. «Oh, Rosemary, un’altra volta? Ma hai la zucca vuota?»
«Professore, portatela in presidenza, questa cretina!» dice qualcuno in fondo.
Risponde Rosemary arrabbiata «Vacci tu, stronzo!»
«Ragazzi, non dovete litigare. Dovete volervi bene tra voi. So bene che dovrei portare Rosemary in presidenza, ma non lo farò proprio perché dovrei essere un esempio per voi»
Nessuno capiva. Se voleva essere un esempio d’autorità, allora doveva punirla «Il più grande insegnamento che vi posso dare, ragazzi, è la compassione, ed è una cosa difficile da tramandare ma vi servirà, specialmente in un mondo come questo. Il gesto di Rosemary non passerà inosservato e alla prossima interrogazione avrà un voto in meno»
Da tutto questo la classe rimase a bocca aperta.
Quando tornai a casa col pulman, il cielo era divenuto oramai grigio e un freddo dello stesso tenore dominava l’aria. Aurora e Tommaso vennero pochi minuti dopo di me. Pranzammo delle tagliatelle alla boscaiola del giorno prima e per secondo costolette di maiale.
Non un suono si sentiva, ad eccezione del rumore di pioggia e delle goccioline cadute sulle finestre.
Tommaso riaccompagnò Aurora all’asilo per l’orario pomeridiano, mentre io sospiravo, pensando a cosa avrei dovuto fare tutto quel tempo. Non se ne parlava di andare al parco (visto il tempo) e per compiti avevamo solo degli esercizi di inglese che potevo svolgere in 10 minuti.
Il mio sguardo passò poi al quadro sulla parete, il giorno di matrimonio di mia madre. Era l’unica persona fino a quel momento con cui andavo d’accordo. Non ricordo una volta in cui lei mi tenne il muso per più di due giorni.
Mia madre però non era una donna gentile, anzi tutt’altro. Era molto forte di carattere, come me del resto. A scuola, infatti, nessuno osava mai mettermi i piedi in testa. Tutti sanno cosa accadrebbe se si permetterebbero. E mentre lei era in Inghilterra io pensavo cosa direbbe di quella cosa che stavo per fare e che completerò di fare oggi pomeriggio, sperando che la sorte me la mandi buona. Purtroppo non le dirò mai di cosa si tratta, non voglio darle altre preoccupazioni.
Ero solo a casa e per dare la giusta importanza alle cose, andai in bagno e mi sedetti sul cesso per masturbarmi e mentre lo facevo, pensavo di essere nel letto a fare l’amore con l’uomo della mia vita.
Amore. Come se fosse una cosa facile. Quando terminai, pochi minuti prima del ritorno di un Tommaso fradicio dalla pioggia (malgrado l’ombrello) che si chiuse in camera, decisi che non vi era momento migliore per fare quello che volevo fare: Andai sul canale virtuale che mi ha dato Minny e controllai se esisteva, a Hegolt, una stella caduta sulla terra, o per dirla tutta, qualcuno della mia età che voleva essere il mio ragazzo. È una cosa che fa parecchio ridere e lo so, ma a conti fatti quella era la mia intenzione. Iniziai cercando nella sezione apposita. Non me l’aspettavo, ma era pieno di gentaglia senza arte né parte che cercava solo una botta e via. E tutti più grandi di me. Facevano letteralmente schifo. Non me lo immaginavo che nei dintorni ci fossero tutti questi pervertiti.
Misi in stand-by l’apparecchio per un istante. Dovevo riprendere fiato.
Concentrai in quel momento tutta la mia volontà di trovare la mia anima gemella e iniziai a stringere i pugni. Sia in senso metaforico che letterale.
Quando lo riaccesi, non trovavo nulla di diverso. Tutto perfettamente uguale, nulla di diverso da quello scempio.
L’amore è come una piccola stella che risplende remota e lontana nell’universo, qualcosa che è sempre lì, ma che non noti.
Di fatti notai quella stellina e ancora una volta esitai. Era un profilo semplice e recente, con immagine di profilo solo un cielo con una grossa stella che illuminava un laghetto sottostante.
Quelle bestie non avrebbero potuto fare una cosa così fine. Era un profilo piccolo con qualche contatto, insignificante. Ma quella stella mi attirava.
Del resto, tutto nasce dalle stelle.
Le uniche informazioni che avevo erano che era di Hegolt e aveva sedici anni. Nella mia mente formulai l’ipotesi che forse sarà qualcuno che aveva poca dimestichezza nei canali virtuali, come me. Avevo una strana sensazione di affinità.
Infine scrissi “Ciao”.  Non potevo fare altro, solo osservare e aspettare.
Tommaso uscì dalla stanza e urlò il mio nome.
Appresi che mamma avrebbe dovuto restare via più del dovuto, perché lì in Inghilterra faceva un tempo addirittura peggiore.
Non capivo perché quando piovesse si diceva “maltempo”. Cosa c’è di male?

«Colleghi» disse l’uomo. «Apprezzo i vostri impegni, ma ormai dobbiamo darci da fare» Disse al plotone di divise davanti a sé.
«La nuova era si avvicina. L’ordine che tanto il partito ha sognato sta per diventare realtà. RALLEGRATEVI!» Strillò improvvisamente.
Come risultato, ottenne solo un brivido fra i presenti.
Si schiarì la voce e si sistemò la cravatta blu e nera.
«I sogni di purezza e giustizia stanno per avverarsi ormai. La tecnologia ci sorride contro le blasfemie. SI ALLEA CON NOI!» Diede dunque una rapida occhiata.
«Quando i nostri giovani tecnici ci riusciranno, penso in poco tempo, FAREMO SPARIRE LE IMPURITÀ CHE TANTO ANCORANO IL PIANETA AL CAOS E AL DISORDINE!»
Uno dei presenti prese la parola. Sembrava solo poco al di sotto in comando.
«Geeneale…Daveero ci fidiaamo di taali giovaani?» Chiese.
«Vede sovrintendente» disse in tono colto.
«I nostri balilla sono il meglio in circolazione. Sono purificati attraverso un sistema infallibile sopra ogni dubbio. Sarebbe troppo dispendioso estendere tale sistema al proletariato, QUINDI…» Si fermò alzando un dito al cielo.
«I nostri angeli stanno per lavorare a un sistema diverso» disse sorridendo in modo perfido.

È Stata la volontà. Grazie ad essa possiamo compiere imprese straordinarie, solo volendolo. Il problema è che questa forza incontenibile tende sempre più a scarseggiare tra le persone.
Infine Edward McDann ci riuscì. Volle riuscirci. Grazie alla sua promozione, ebbe dunque i permessi necessari per ritornare – o meglio, divenire –  umano. Con un colpo di genio ha aperto i file di blocco e sovrascritto il sorgente con numeri esadecimali inutili. Il primo della storia a fare una cosa del genere.
«Edward» disse Alexandra. Era una ragazza alta dal viso magro e un mento a punta, con occhi color caffè bruciato.
«Questo è compito mio adesso» disse fredda «Stanne fuori»
Si alzò inemotivo dalla poltrona, con lo sguardo fisso sullo schermo.
«Non ti hanno ancora dato direttive?» chiese lei. Edward fece un segno di assenso.
«Sei strano da stamattina. Non è che ora che sei più importante di noi, ti atteggerai con quell’aria da salvatore del mondo come quelli dei piani alti vero?»
Lui le rivolse un’occhiata perplessa.
«Svegliati Edward. Siamo a Hegolt» disse lei poi.
«Lo so» rispose.
«Sembri un ebete. Va’ nella tua stanza. Non hai direttive, quindi non ti possono dire nulla.» suggerì.
Edward McDann le diede un’ultima occhiata. Aveva manomesso uno ad uno tutti i file che riguardavano il blocco biologico, ma ancora non avvertiva nulla di nuovo. Non conosceva molto della sessualità. Per la verità, non l’ha mai conosciuta. Tutto ciò che sapeva era basato su cose che aveva sentito dire.
Mentre camminava, rifletteva. Rifletteva su ciò che aveva fatto, dell'importanza di ciò che aveva fatto e ciò che significasse. Se qualcuno avrebbe - in qualche modo - scoperto il suo Hacking, sarebbe stato impiccato. Di fatti ora che nessuno lo vedeva tremava. 
Sospirò cercando di calmarsi. Non era accaduto ancora niente. Forse nemmeno ci era riuscito. 
Ritornò alla sua camera, dove ad attenderlo c'era una sorpresa che mai aveva osato immaginare...
 
«Che fai lì?» Chiese Edward esitante.
«Il partito sta riunendo i piani alti. Si stanno riorganizzando per non so cosa.» Rispose Robert. Sembrava essere tornato dieci minuti prima.
A Edward non interessava più di tanto, anche se l’evento di certo non prometteva bene.
Si sdraiò nel letto sotto Robert. Accese il suo microcomputer e si mise ad ascoltare uno dei pochi brani concessi, ossia gli altisonanti inni del partito.
Alzò lo sguardo sopra di sé, verso Robert.
In quel momento – e solo a partire da quel momento – si rese conto di una cosa: Che Robert in fin dei conti era un ragazzo carino, ben fatto, con qualità invidiabili. Gli piaceva.
È stata la stessa sensazione quando la notte prima ritornò dopo aver manomesso i file – con conseguente esplosione che lo scaraventò al muro – lo guardò dormire, ma era troppo stanco. Però seguirono episodi strani, a cui non sapeva darsi risposta.
C’era qualcosa che non quadrava…

L’universo è una macchina perfetta. Nessuna mente umana può riuscire a immaginare l’abnormità dell’universo. È la cosa più complicata, ma anche la più tranquilla, la  più semplice esistente. La complessità e la naturalezza che si uniscono, formando l’armonia da cui tutto è nato.

Infine il giorno dopo ebbi risposta dal profilo. Si presentò. Scoprii che si chiamava Edward e che abitava da qualche parte a Hegolt. C’era qualcosa di fine nelle sue risposte, qualcosa di molto tenue e sensibile. E in quell’istante, come una stella che esplode, capii. Dalle stelle stava per nascere qualcosa.

Fine episodio.

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